Sintesi – Valutazione della stabilità degli alberi

SINTESI della RELAZIONE TECNICA dei rilievi per la valutazione della stabilità degli alberi e del rischio connesso alla loro presenza, eseguiti per un Comune delle Provincia di Pordenone.

L’intero lavoro è stato condotto secondo le Norme di Buona Pratica (BMP – Best Management Practices) riguardanti la valutazione del rischio degli alberi (Tree Risk Assessment) realizzate dalla ISA (International Society of Arboriculture) e correntemente adottate a livello internazionale dai tecnici che si occupano professionalmente della materia. Tali Norme di Buona Pratica sono coerenti – sotto il profilo tecnico e metodologico – con le norme ISO ed ANSI specifiche per la gestione del rischio.

Approfondimento diagnostico su Zelkova crenata

Durante l’analisi VTA si è deciso di praticare un’ispezione aerea lungo il fusto, per quanto possibile (pianta con altezza di oltre 40 metri). La decisione è scaturita dopo aver notato, a livello visivo con l’impiego del binocolo, dei sintomi di deperimento in chioma, nelle parti più alte ed esposte. Tali sintomi andavano ad aggiungersi ad altri già rilevati prima a minore altezza: il disseccamento recente di un ramo basso fino all’attaccatura sul fusto e un’ampia area con screpolatura, sollevamento e distacco della corteccia del fusto, a partire da terra fino a circa 11,50 metri di altezza, sul lato Sud-Ovest (vedasi foto da 1 a 6).

Con l’ispezione visiva compiuta lungo il fusto, fino a circa 15 metri da terra, si è potuto constatare il progredire dei sintomi precedentemente citati. L’ispezione visiva, compiuta fino a notevole altezza lungo il fusto, ha permesso inoltre di escludere la presenza di fenomeni di degradazione del legno, rassicurando quindi sulla momentanea integrità strutturale della parte bassa della pianta.

Quest’ultima valutazione ha convinto i tecnici impegnati nei rilievi della necessità di compiere approfondimenti diagnostici a carico dell’apparato radicale della pianta, per ricercare le possibili cause del deperimento. Partendo dal piede dell’albero, all’unione tra fusto e radici sul lato Sud-Ovest, dove è presente il deperimento della corteccia, si è scavato il terreno in superficie, fino a portare alla luce alcune radici. Ciò che è emerso all’esame macroscopico, valutando la consistenza dei tessuti legnosi, è l’interessamento delle radici da un marciume di tipo fibroso (vedasi foto 7 ed 8).

Si sono quindi raccolti alcuni campioni di radici da analizzare più in dettaglio; su di essi si è potuto notare del micelio sottocorticale color biancastro-cremeo (vedasi foto 9 e 10).

Le osservazioni macroscopiche compiute sui campioni di radici prelevati, insieme alla sintomatologia riscontrata sulla pianta, lasciano supporre che si tratti di un’infezione radicale causata dal fungo Armillaria sp., noto agente di marciume radicale fibroso. Nel caso in esame, non si è notata la presenza di rizomorfe, tipiche della specie citata, probabilmente a causa del non avanzato stadio dell’infezione.

La conferma dell’infezione è avvenuta grazie all’analisi biomolecolare con PCR per verificare la presenza di Armillaria spp. Le analisi con PCR si basano sulla replicazione di frammenti di DNA per mezzo di primers appositamente costruiti per le finalità d’indagine. Nello specifico, il metodo adotta primers in grado di amplificare il DNA nucleare e mitocondriale di 11 diversi taxa fungini. Esso prevede una sequenza di Multiplex PCR, ognuna delle quali adotta più primers specifici. Il metodo d’analisi prescelto è il più avanzato, completo e preciso oggi disponibile e può fornire un valido aiuto nella definizione delle scelte gestionali da adottare in caso di alberi colpiti da carie o marciumi radicali.

Indicazioni per la gestione

Premettendo che le infezioni da Armillaria sp. a carico degli alberi non sono eliminabili, ma esistono delle pratiche in grado di rallentare la progressione del deperimento dell’albero e dell’invasione da parte del fungo, contrastandone lo sviluppo. L’operazione più diffusa, in questi casi, è quella di scoprire l’apparato radicale che si presenta infettato-compromesso asportando il terreno che lo ricopre, quindi procedere con la rimozione delle radici infette, fino a livello dell’attaccatura al fusto. Poi verrà riportata altra terra non infetta, prelevata altrove e inoculata preventivamente con Trichoderma sp., un fungo antagonista di Armillaria sp., praticando così una lotta biologica.

Questa operazione può rallentare la velocità di diffusione del fungo all’interno dell’albero; tale rallentamento non è stimabile in via preventiva, ma in casi simili si è osservata la morte definitiva dell’albero posticipata di 2-3 anni.

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